giovedì 6 marzo 2014

Pane, orzo e zucchero di Ninì Miglietta, Lupo Editore 2014. Intervento di Alessandra Peluso

«La memoria come benevolo unguento a lenire le nostre amarezze e i nostri affanni. La necessità di raccontare, o meglio di farsi raccontare, come terapia per una giusta memoria utile a pensare in modo più propositivo e pacifico il futuro. L'esigenza di consegnare i propri ricordi per nutrirne gli eredi». (p. 99). Ecco sì “Pane, orzo e zucchero” di Ninì Miglietta è nutrimento per chi si accosta alla lettura di un libro colmo di sapori, tradizioni, valori di una famiglia del Salento che insegna a tutti ad amare le proprie origini e a rispettarne il ricordo.
L'autrice tramanda con dedizione momenti, episodi degli anni '40 e '50 sino a giungere nel 2013 con la consapevolezza di esserci e l'orgoglio di far parte di una famiglia che le ha insegnato l'onestà, la semplicità pur vivendo in una famiglia nobile, l'imperativo da tener in considerazione riguardava il rispetto per gli ultimi, ma soprattutto l'amore che è profuso abbondantemente persino nel libro nella sua totalità.  
Pane, orzo e zucchero” è lo specchio di un pezzo di storia salentina intrecciata con le sorti italiane tra fascismo e dopoguerra, nel quale però a prevalere sono i sentimenti, le bontà anche culinarie che la madre di Ninì preparava per tutta la famiglia, così come oggi la stessa fa per i suoi figli.
Si respira la magia della terra salentina e il profumo di piatti succulenti come la teglia di patate e carciofi, patate e cozze, ciceri e tria, le fucazze. Fanno venire l'acquolina in bocca e molte ricette - per chiunque voglia cucinarle da sé - sono contenute nel libro.
Ninì Miglietta racconta con fare amorevole e con orgoglio di essere nata in una famiglia che le ha trasmesso serenità, valori, educandola e formandola come una donna, figlia e madre portatrice di saggezza e felicità semplice come la terra salentina.
Sono tanti i racconti belli, trepidanti, spumeggianti come la vendemmia del 1939: un rito atteso da tutti che destava allegria ed euforia; la vita trascorsa nella masseria nell'anno 1940-41; ed ancora la raccolta del tabacco, la preparazione del presepe prima del Natale.
Insomma “Pane, orzo e zucchero” è un libro genuino, dolce, profumato. È un libro da assaporare e tenere conservato come un ricordo meraviglioso incancellabile.
Sa di Salento il racconto di Mimì Miglietta di tutto ciò che merita essere rivissuto magari perché sa di buono, di sano. Non è fazioso, né artificioso, c'è semplicità e abbondante purezza e tante emozioni che donano un sorriso.
«Accade che, dopo una buona parte del suo corso, la vita permette finalmente di concedersi delle pause. Quando le pause riempiono molte ore della giornata, i ricordi alimentano ancora le speranze» e questi ricordi ci auguriamo non passino mai, ma siano alimentati col fuoco della passione dalle future generazioni.
E così tra tradizione gastronomica e tradizioni popolari il lettore si lascia catturare piacevolmente da un bellissimo scrigno ricco di un passato da raccontare e di un presente da vivere.
Traspare grazie all'autrice il valore indissolubile della famiglia, l'unione e la condivisione che oggigiorno sono aspetti non poco importanti e da non sottovalutare.

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